Contro la scuola di Renzi, lottiamo fino alla resa del governo

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In queste settimane di mobilitazione una costante emerge: il mondo della scuola, in maniera compatta, sta dimostrando di avere tutta la convinzione necessaria per rispedire al mittente la buona scuola renziana. Erano anni che non si vedeva una tale convinzione.

Il malessere e i mugugni degli ultimi anni hanno lasciato il posto a una rabbia e a una ferma lucidità che sta utilizzando tutti i canali disponibili per esprimersi. Dall'inizio dell'anno scolastico una miriade di documenti di rifiuto della riforma sono stati scritti in centinaia di scuole e nelle ultime settimane centinaia di migliaia di lavoratori della scuola e studenti sono scesi in piazza, sia nei cortei convocati dai sindacati sia “mettendo in piedi” presidi o manifestazioni in tantissime città, fino al boicottaggio dell'Invalsi (non solo con lo sciopero nei giorni della prova, ma anche con l'invalidazione dei test da parte degli studenti).

Un elemento deve essere chiaro: questa mobilitazione non può avere come esito un aggiustamento della riforma, non può arenarsi di fronte all’approvazione di qualche “emendamento migliorativo” ma deve rispedire al mittente l’intero progetto del governo, rivendicando una definitiva stabilizzazione di tutti quei precari che insegnano su posti vacanti.

È l’intero impianto della “scuola azienda” da rigettare. I tavoli di ascolto inconcludenti non possono prendere in giro chi ogni giorno si reca a scuola per lavorare o per imparare. Ora si tratta di lottare fino a bloccare questa riforma.

I Cobas scuola hanno proclamato lo sciopero nei primi due giorni dopo la fine delle lezioni, e una manifestazione a Roma il 7 giugno. I sindacati che unitariamente hanno convocato lo sciopero il 5 maggio non possono tirarsi indietro. In particolar modo la Cgil, primo sindacato nella scuola, non può tirarsi indietro. È giusto estendere queste convocazioni a tutti i sindacati per farle diventare di massa e far cedere il governo. È ancor più necessario convocare da subito assemblee scuola per scuola per prepararsi, se il governo tirasse dritto, a bloccare gli scrutini a tempo indefinito, fino al ritiro della riforma.

La disponibilità alla lotta c'è e si è vista. Ognuno di quelle centinaia di migliaia di lavoratori che in questi mesi si è mobilitato contro la buona scuola deve pretendere questa determinazione da parte delle organizzazioni sindacali.

La forza per vincere c'è. É tempo di portare la battaglia fino in fondo.

 

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