Radio Fabbrica: il numero di febbraio 2013.

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E' uscito il nuovo numero di Radio Fabbrica, disponibile qui.
Per richiedere delle copie da diffondere: radio This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.


Di seguito l'editoriale di questo numero.

La Fiat ha ufficializzato la costituzione dal prossimo 1° marzo di un’unica società per l’impianto di Pomigliano, attraverso la procedura di cessione di ramo d’azienda.

Fabbrica Italia Pomigliano verrà trasferita a Fiat Group Automobiles (Fga), che si prende in carico tutti i 4.600 dipendenti attivi e in cassa integrazione (compresi i 2.161 lavoratori e le attività della newco Fip che era stata creata nel 2010 per realizzare il progetto “nuova Panda”). “L’operazione” ci spiega la Fiat in un comunicato “trova le proprie ragioni in un più ampio processo di razionalizzazione societaria e nel superamento delle condizioni di fatto, delle esigenze organizzative e industriali e dei vincoli che avevano condotto alla costituzione di una società dedicata all’investimento relativo a Nuova Panda”. Per tutti i dipendenti si applicherà il contratto specifico di lavoro che è stato esteso da Pomigliano a tutte le aziende del gruppo. Contratto peraltro scaduto lo scorso dicembre.

Con questa ristrutturazione societaria potrà essere richiesta una proroga (fino ad un anno) ai 1.400 cassintegrati del vecchio stabilimento Gian Battista Vico, per i quali a luglio scade la cassa integrazione straordinaria. “La ricostituzione di un unico soggetto societario nell’ambito della realtà produttiva di Pomigliano d’Arco” spiega ancora il comunicato “intende rappresentare una più forte garanzia di ricollocazione, quando le condizioni di mercato lo consentiranno, per quei lavoratori di Fga dello stabilimento ancora in cassa integrazione”.

Tutto bene quel che finisce bene, sembrano suggerirci dalla direzione della Fiat. Anzi i sindacati compiacenti Fim, Uilm, Fismic e Ugl si prodigano in vere e proprie entusiasmanti
dichiarazioni di giubilo!

Marchionne, sindacati complici e mass media ci invitano a cogliere la grande novità di un anno
di proroga della cassa integrazione. I 19 lavoratori iscritti alla Fiom reintegrati dal giudice non verranno compensati con 19 lavoratori messi in mobilità e sicuramente, tempo un anno e mercato permettendo, tutto si sistemerà per il meglio.

Ma la realtà non è affatto questa!

Se il ritorno di tutti i lavoratori in Fga è di sicuro un aspetto positivo, non è però per nulla risolutivo. Ci sono due aspetti da sollevare:

• la scadenza della cassa integrazione per cessazione attività resta inalterata; con l’unica differenza che, ad essere a rischio, sono tutti i 5mila lavoratori (invece dei 2mila che erano fuori), nonostante il probabile allungamento per un altro anno della cassa integrazione;
• la Fiat farà lavorare tutti com’è auspicato dai sindacati fi rmatari? La cosa è molto improbabile. Molto più semplicemente le discriminazioni continueranno e ci sarà chi lavorerà e chi si ritroverà ancora fuori.

Le vendite del settore auto sono in continuo calo ma la Panda è un’auto molto venduta nel suo segmento. Da questo si deduce che i lavoratori impiegati per questa produzione siano effettivamente quelli attualmente in forza a Fip (circa il 50% del personale) e quindi si ritornerà a parlare di esuberi senza un piano di rilancio produttivo occupazionale: la sola Panda non basta.

Questo viene supportato dalla suddivisione in settori A/B/C presenti nelle comunicazioni di Fiat per spiegare il nuovo riassetto societario. Nei primi due settori verranno utilizzati gli attuali organici Fip forse con qualche implementazione e questi non saranno interessati dalla rotazione per cassa.

Il restante personale che confluirà nel settore C dovrà trovare collocazione, perdendo ogni professionalità precedente e non essendo sicura di ritornare a lavoro.

Il problema dunque è ancora lì!

Nessun passo avanti è stato fatto sotto quest’aspetto con la cancellazione della Fip, non ci sono più obblighi di riassunzione da rispettare, perché non esiste più l’oggetto del contendere e quindi si può aggirare la sentenza che prevedeva, dopo i primi 19, il riassorbimento di altri 126 lavoratori iscritti alla Fiom. A riprova di questa volontà, proprio in questi giorni i lavoratori rientrati a lavoro, che avevano terminato il corso di formazione, non sono stati fatti rientrare in fabbrica, perché per loro non c’è una postazione disponibile.  Come non c’è posto neanche nello stabilimento di Grugliasco per tutti gli operai che ci lavoravano prima. A fine gennaio, dopo anni di chiusura, lo stabilimento riparte per produrre la nuova Maserati per il settore lusso (a detta dello stesso Marchionne l’unico che in questo momento tira) ma a lavorare rientrano la metà dei mille operai in forza. Intanto prosegue la discriminazione degli iscritti alla Fiom anche negli altri stabilimenti, vedi la Sevel (articolo in questo numero di Radio Fabbrica), e rimane irrisolto il problema di Termini Imerese, dove il famoso nuovo padrone non c’è.

Non c’è neanche una prospettiva per i lavoratori dell’Irisbus, che infatti tornano a lottare sui cancelli che li avevano visti protagonisti di una lotta durata mesi.

A Melfi , dopo che Monti è andato a braccetto con Marchionne a lanciare la propria campagna elettorale, una volta spente le telecamere, la Fiat a messo tutti in cassa integrazione per due anni, senza contare che, a causa dell’andamento del mercato, rimane a rischio almeno uno stabilimento in Italia.

La nostra battaglia prosegue: per rivendicare ulteriori produzioni e nuovi modelli e per la difesa dei diritti (dove la battaglia legale può essere un supporto). D’ora in poi occorre iniziare a rivendicare a gran voce che la cassa integrazione sia, una volta per tutte, a rotazione in tutti gli stabilimenti, come redistribuito tra tutti gli impianti deve essere il lavoro.

Bisogna legare la vertenza di Pomigliano alle tante altre aperte nel gruppo Fiat. Nell’indotto di primo livello le chiusure sono all’ordine del giorno e non ci sono garanzie occupazionali adeguate per quei lavoratori che si ritrovano ancora in cassa.

Se guardiamo ad esempio la Pcma Ex Ergom di Napoli, il problema è continuamente rimandato e ora il prossimo incontro avverrà a marzo, proprio lo stesso periodo in cui ci sarà il ritorno di tutti in Fga per Pomigliano. Questa che può sembrare una coincidenza, a occhi inesperti della galassia Fiat, presuppone invece la consequenzialità del futuro di quei lavoratori al legame con la loro fabbrica madre, e cioè Pomigliano.

Il nostro compito è di riunificare in un’unica vertenza le due problematiche sociali, un lavoro reso difficile dall’atteggiamento dei sindacati firmatari che continuano a fingere smaccatamente.

Creano finte spaccature e impediscono una reale unificazione, ricorrendo anche alle falsificazioni spudorate come quella su una presunta aggressione nel corso della nostra ultima
iniziativa (quando ci siamo recati nelle sedi sindacali, solo ed esclusivamente per chiedere a loro un’assemblea alla luce delle ultime novità).

Ci vuole una mobilitazione nazionale del gruppo Fiat, ma per fare questo ci vuole un paziente lavoro di spiegazione, coordinamento e costruzione. Un compito che solo la Fiom può portare a termine, al quale nessuna buona volontà può sopperire: l’organizzazione di massa dei lavoratori metalmeccanici avrà molto lavoro ma potrà contare su una base di attivisti che durante questa fase, si sono formati e cresciuti. Noi faremo la nostra parte e non ci tireremo indietro, coscienti che l’unica strada sia quella dello scontro duro che nessun governo, qualunque sia il suo colore, potrà evitare e nessuna azione legale potrà sovvertire.

Alla morte silenziosa, preferiamo una lotta vittoriosa.
(Domenico Loffredo)

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