Vigili urbani, perchè sciopera l'Ospol?

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Se a conclusione dell’anno appena trascorso si fosse interrogato un astrologo sulla “categoria più famosa del 2015” neanche il più ardito tra i ciarlatani avrebbe mai potuto individuare questa nei “vigili”.

A consacrare ufficialmente questo primato non poteva che pensarci il più modaiolo tra i presidenti del consiglio. Quel Renzi che, nell’anno dell’Expo ad esecuzione mafiosa, non ha trovato di meglio da fare che dedicare il primo tweet dell’anno proprio ai “pizzardoni fannulloni”.

I 6mila agenti di polizia locale italiani, all’indomani degli arcinoti fatti di capodanno, si sono così trovati, da un giorno all’altro, vittime di un attacco mediatico che ha pochi eguali nella storia dell’italia democratica e di un “inganno di stato” artatamente costruito al solo scopo di arrivare ad una precarizzazione del pubblico impiego.

La brutalità di questo attacco ha così generato, in una categoria già da tempo in lotta a difesa del proprio salario, una esigenza di compattezza ed un moto di orgoglio senza precedenti che ha tutt’altro che fiaccato la voglia di lottare.

A minare questo “fronte unico dei lavoratori” ci ha però pensato il sindacato di categoria CSA-OSPOL che ha pensato bene di “cavalcare” questa esuberanza pro domo sua indicendo per il 12 febbraio prossimo uno sciopero nazionale di categoria con relativo corteo a roma.

In questo modo ad inganno si è aggiunto inganno.

Sotto, infatti, il vessillo dell’orgoglio, della dignità e dell’onore lesi si è voluto in realtà perseguire l’obiettivo di “indirizzare” la rabbia dei lavoratori della polizia locale conducendoli su un terreno che non gli pertiene e che in, stragrande  maggioranza, non vogliono far proprio: quello dell’equiparazione alle altre forze di polizia  con compiti in materia di ordine pubblico e pubblica sicurezza.

Mansioni che, di fatto, sono già svolte ma in circostanze molto particolari e limitate.

Una piattaforma, quella dello sciopero, che, attraverso 21 rivendicazioni, vuole, insomma,  riformare da “destra” la polizia locale auspicando una “equiparazione alla polizia di stato da un punto di vista previdenziale, assistenziale e sostanziale” tanto per citare i promotori.
A comprovare questi timori  basti invocare quanto riportato dal “sole 24ore”  che, in data 19/01/2015,  si è occupato dello sciopero e della volontà degli organizzatori di “dare alla polizia locale un nuovo status”.

Non c’è così da sorprendersi se Storace sia stato tra i primi a benedire l’iniziativa…

Ad onor del vero non tutte le rivendicazioni sono da “buttare” trattandosi di legittime richiesta di tutela in caso di infortunio sul lavoro (attualmente e paradossalmente con conseguenze tutte a carico del lavoratore) ma il rischio che si corre è quello che la rabbia dei lavoratori venga manipolata e che si sfili non per tutelare la propria dignità ed onestà ma facendo il gioco di una destra sindacale da sempre prona a quelle forze politiche che in parlamento hanno legiferato in danno dei lavoratori (dalla legge biagi alle perle di brunetta e della fornero).

È compito pertanto di coloro che, all’interno della polizia locale, hanno sempre mantenuto una coerente coscienza critica svelare questo nuovo inganno facendo saltare le contraddizioni del “fuoco amico”, continuando a lottare contro qualsiasi ipotesi di strumentalizzazione da “destra” e avversando qualunque forma di attacco ai diritti dei lavoratori, pubblici o privati che siano.

Perché una polizia locale che vuole essere utile e vicina al cittadino non necessita di alcuna equiparazione alle altre forze di polizia ma solo di tutele che i comuni, se vogliono, possono benissimo autonomamente  garantire.

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