USA: un mese di mobilitazioni sul nuovo contratto FCA

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I lavoratori degli stabilimenti americani di FCA hanno bocciato a fine settembre il nuovo contratto, che dovrebbe regolare il rapporto di lavoro negli stabilimenti di Fiat-Chrysler per i prossimi quattro anni e che doveva rappresentare un modello anche per il rinnovo contrattuale per i lavoratori di Ford e General Motors.

 

La votazione ha visto un 65% di lavoratori esprimersi per il NO ed un 35% votare Sì.

L’esito del voto tra i lavoratori degli stabilimenti USA di FCA ha del clamoroso per due motivi: il primo è che soltanto quindici giorni prima (il 16 settembre) i vertici dello United Workers Auto (UAW, il sindacato dei lavoratori dell’automobile) avevano raggiunto un accordo con Marchionne sulla firma del contratto; il secondo, più importante, è che erano quasi trent’anni che negli Stati Uniti non veniva bocciato dai lavoratori un nuovo contratto di lavoro.

Negli USA, come in Italia, il mercato dell’auto è in forte crescita e Marchionne sta macinando profitti su profitti. La produzione, particolarmente in FCA, viene portata avanti facendo un massiccio ricorso ad un sistema di contratti d’ingresso (per usare una terminologia familiare per i lavoratori italiani) per il quale i lavoratori con minore anzianità possono arrivare a guadagnare la metà di quelli più anziani, con forti penalizzazioni anche nelle componenti del salario accessorio. In FCA il 45% dei lavoratori si trovano in queste condizioni mentre sono il 28% alla General Motors e il 20% nella Ford.

L’accordo respinto nei 23 stabilimenti americani di Fiat Chrysler prevedeva un aumento della paga oraria per i neo-assunti di 1 dollaro, un aumento del 3% del salario per gli altri lavoratori da far scattare al primo e al terzo anno di contratto e un bonus di produzione annuo inferiore di 500 euro rispetto al precedente accordo.

Mentre i lavoratori FCA bocciavano sonoramente Marchionne, i lavoratori della Ford della fabbrica di Kansas City (lo stabilimento dove si produce il SUV della FORD più venduto) annunciavano uno sciopero da domenica 4 ottobre per chiedere miglioramenti salariali.

Lunedì 5 ottobre sono ripartite le trattative tra FCA e UAW. Nello stesso momento è partito un ultimatum per iniziare uno sciopero in tutti gli stabilimenti Fiat-Chrysler americani, sulla spinta dei lavoratori dello stabilimento di sistemi di trasmissione di Kokomo in Indiana, dove si svolge il 75% della produzione dei modelli Jeep e Ram, quelli più redditizi per FCA.

Nonostante i lavoratori fossero già sul piede di guerra, pronti ad iniziare lo sciopero, la decisione dei dirigenti sindacali, alla scadenza dell’ultimatum, è stata quella di proseguire le trattative, in particolar modo sul finanziamento del fondo sanitario, sull’aumento delle paghe orarie per i neo-assunti e sullo spostamento deciso da FCA di alcuni modelli in Messico.

Nella serata di Mercoledì 7 ottobre azienda e vertici sindacali hanno comunicato di aver raggiunto un accordo con FCA, in base al quale chi è stato assunto dopo il 2007 parte da un salario di 17 dollari l’ora anzichè 15,78 arrivando in 8 anni ai 29 dollari previsti per i lavoratori più anziani.

I neoassunti riceveranno un premio di 3mila dollari, che diventa di 4mila per tutti gli altri lavoratori, che avranno anche aumenti di paga del 3% e del 4% in due scaglioni durante i quattro anni di contratto.

Sottoposto a referendum, il nuovo accordo è passato con il 77% di voti favorevoli.

I dirigenti del sindacato americano hanno salutato festanti il nuovo accordo, glissando sulle mobilitazioni che si erano scatenate per sconfessare la loro firma sulla precedente intesa con FCA.

Il nuovo contratto sottoposto a referendum il 21 ottobre è un passo avanti rispetto a quello siglato il 16 settembre ma eliminare le differenze salariali nell’arco di otto anni è tuttora inaccettabili. Le differenze salariali vanno eliminate subito e da questo punto dovranno ripartire le iniziative dei lavoratori.

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