L'accordo sulla rappresentanza con Confcommercio: di male in peggio.

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Il 26 novembre 2015 è stato siglato l’accordo interconfederale tra CGIL – CISL – UIL e CONFCOMMERCIO sulla rappresentanza e la rappresentatività. Questo accordo segue quello firmato tra le sopracitate sigle sindacali e CONFINDUSTRIA del 10 gennaio 2014.

Il problema della rappresentanza sindacale è un problema oggettivo ed in questi ultimi anni abbiamo avuto esempi di accordi separati (vedi contratto metalmeccanici e commercio) escludendo il sindacato più rappresentativo.

Se è vero che servono delle regole, è altresì vero che non tutte le regole sono buone.

Per noi, seppur in modo semplificato, una buona norma prevederebbe pochi punti:
1) numero degli iscritti al sindacato;
2) trasformazione delle RSA in RSU;
3) elezione delle RSU con voto proporzionale;
4) numero dei voti presi nelle elezioni RSU;
5) assemblee per discutere gli accordi e votazione dei lavoratori (referendum) su ogni accordo siglato.

Cosa dice, in sintesi, questo accordo?

Partiamo dalla certificazione della rappresentatività delle organizzazioni sindacali:si conta il numero delle deleghe e voti presi nelle elezioni RSU e fin qui tutto bene.

Poi, però, si calcolano quante pratiche per la disoccupazione e numero di vertenze vengono seguite dalle varie sigle sindacali, quali cassa integrazione; contratti di solidarietà; conciliazioni e simili.

La domanda sorge spontanea: che nesso c’è tra queste pratiche e la rappresentatività?
I servizi sono utili ai lavoratori, ma siamo certi che abbiano un nesso con la rappresentatività?

A nostro parere NO!!!

Hanno un nesso con il ruolo attuale delle organizzazioni sindacali; enti erogatori di servizi.

Non solo; sembra quasi una concessione padronale alle organizzazioni sindacali per la loro disponibilità ad accordi sugli ammortizzatori sociali, rinunciando preventivamente alla lotta.
A non infastidire il manovratore.

Una commissione regionale composta da 3 esponenti sindacali e da 3 componenti di Confcommercio, valuterà tutti i dati e pondererà il tutto, certificando la rappresentatività di ogni sigla sindacale. Ad oggi, ancora non sappiamo quanto peserà ogni singola voce per certificare la rappresentatività. Certo è che per poter partecipare alle trattative, oltre ad accettare integralmente il testo, si deve avere almeno il 5 % di rappresentatività.

Nel testo si dice che nelle trattative si preferirebbe che le sigle sindacali si presentassero con una sola piattaforma, ma nel caso così non fosse, i padroni prenderanno in considerazione solo quella rappresentante il 50%+1 dei sindacati presenti.

Una volta firmato l’accordo, e dopo aver sentito i lavoratori attraverso la consultazione certificata, con regole da stabilire volta per volta, l’accordo è efficace ed esigibile.

Cosa vuol dire esigibile ?

Vuol dire che, una volta firmato l’accordo, chiunque fosse contrario non può in alcun modo manifestarlo! Niente assemblee, niente volantinaggi e tanto meno niente scioperi. Zitto e muto. Se ne riparla dopo tre anni, se sei capace.

Se da una parte si dice di voler prediligere le RSU alle RSA, dall’altra si sottolinea che per la trasformazione da RSA ad RSU ci vuole l’unanimità delle sigle sindacali firmatarie dell’accordo.

Crediamo che anche questa sia una ulteriore riduzione di democrazia. Tutti devono essere informati preventivamente che in una realtà lavorativa si sta procedendo alle elezioni di RSU, ma nessuno può mettere il veto.

E' previsto che, se un delegato decidesse di cambiare sigla sindacale, decadrebbe automaticamente ed entrerebbe il primo dei non eletti di quella sigla sindacale.

Se, da un lato, è vero che ci si candida per una sigla sindacale, è soprattutto vero che sono i lavoratori ad eleggere la RSU e quindi è a loro che si dovrebbe dare risposta delle proprie scelte. Il delegato RSA è nominato dal sindacato e quindi se cambia sigla sindacale è inevitabile che decada, ma la RSU è eletta da tutti i lavoratori.

Un elemento certamente positivo è che le RSU verranno elette con metodo proporzionale eliminando la clausola terribile del terzo garantito e cioè la regola che stabiliva la garanzia di un posto anche laddove fosse assente una delle sigle sindacali tra CGIL, CISL e UIL. Oggettivamente l’eliminazione di questa clausola è un passo in avanti.

Un elemento tragicomico, invece, è quello dove si dice che, le clausole di raffreddamento (leggi divieto di manifestare la propria contrarietà) valgono solo per le RSU/RSA e sigle sindacali e non per i singoli lavoratori.

Siamo curiosi di vedere quanti lavoratori, senza copertura sindacale, si metteranno a contestare un accordo aziendale.

Perchè un delegato RSU eletto dai lavoratori non può organizzare il dissenso? Se l’idea di fondo di dare delle regole è condivisibile, la sua attuazione lascia del tutto insoddisfatti.

Invece di avere il lavoratore come punto di riferimento e prendere la democrazia nei luoghi di lavoro come fulcro della propria azione sindacale, si è preferito, per l’ennesima volta, puntare ad un accordo che vincoli tra di loro le parti sociali, Cgil, Cisl e Uil e Confcommercio, eliminando qualsia sorta di dissenso. Eliminando la conflittualità e prediligendo un finto dialogo alla pari.

E’ un accordo altamente burocratico e lesivo delle più elementari regole democratiche.

L’esigibilità, cioè il divieto di manifestare la propria contrarietà ad un accordo che si ritiene sbagliato, è un errore ed è assurdo che a sostenerlo siano i sindacati. Non può valere la spiegazione del tipo, se ci diamo delle regole, dobbiamo accettare il risultato.

Accettare il risultato vuol dire che:

1) qualcuno firma un accordo;

2) i lavoratori lo sostengono attraverso un referendum e quindi è valido.

Tutto questo, però, non può impedire a chi è contrario di spiegare ancora la propria posizione e provare a convincere i più che forse si è fatto un errore.

L’accettazione di queste regole avrebbe impedito, ad esempio, alla FIOM di contestare ciò che ha fatto la Fiat da Pomigliano in poi.

Questi sono accordi burocratici che niente hanno a che vedere con gli interessi dei lavoratori e la democrazia nei luoghi di lavoro.

Come sempre, la battaglia sarà dura e lunga, ma non ci stancheremo di provarci con tutti quelli che vorranno fare questa strada insieme a noi.

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