INALCA: la truffa del Jobs Act, il solito immobilismo della CGIL e i limiti del SI COBAS

Share

Da circa vent’anni l’azienda INALCA-Cremonini, uno dei colossi della lavorazione della carne in Italia con circa 13000 dipendenti, ha appaltato parte dei lavoro nei propri stabilimenti a un consorzio cooperativo, il Consorzio Euro 2000.

Il consorzio operava negli stabilimenti di Ospedaletto Lodigiano, Piacenza e Rieti.

Nonostante l’accordo tra INALCA e Consorzio fosse stato presentato, al momento della stipula, come un accordo molto avanzato e vantaggioso, quasi un modello da seguire, in realtà, com’era facile prevedere, negli anni i problemi non sono mancati.

E, negli ultimi tempi (per la precisione ad aprile), la situazione è esplosa, con il Consorzio che ha smesso del tutto di pagare gli stipendi ai lavoratori. Questi, quando hanno visto che anche lo stipendio di maggio non veniva pagato, hanno giustamente cominciato ad esercitare pressioni sui sindacati e sull’azienda che, per evitare un conflitto che le sarebbe sicuramente costato parecchio, ha pensato bene di fare la famosa “mossa del cavallo” e di approfittare delle nuove normative che il governo amico (dei padroni) di Renzi le metteva a disposizione.

Si è così arrivati alla disdetta dell’appalto da parte di INALCA e alla definizione di un accordo che prevedeva il passaggio di tutti i lavoratori del Consorzio (circa 600) sotto l’agenzia interinale Trenkwalder.

Il piano dell’azienda era quindi quello di far lavorare per l’agenzia i lavoratori per sei mesi (senza nemmeno un contratto semestrale ma tre mesi più tre mesi) per poi eventualmente assumerli con il contratto a tutele crescenti, godendo così dell’esenzione contributiva per tre anni.

Il vantaggio per l’azienda è evidente: l’esenzione contributiva è infatti di 24mila euro per ogni lavoratore, moltiplicato per seicento fa più di 14 milioni di euro risparmiati sul costo del lavoro.

Altrettanto evidente è l’incertezza per i lavoratori che, oltre a non aver preso gli stipendi di aprile e maggio, si sono visti passare da un contratto a tempo indeterminato al lavoro a tempo determinato per un’agenzia interinale; con la prospettiva di passare alle tutele (de)crescenti, ovvero alla possibilità di essere licenziati in qualunque momento.

La risposta sindacale a tutto questo è stata quanto mai insufficiente.

Tralasciando la firma dell’accordo per il passaggio a Trenkwalder da parte dei sindacati complici Cisl e Uil, la Flai-Cgil si è limitata a non firmare e a muovere critiche a mezzo stampa, distinguendosi come troppo spesso accade per passività e immobilismo.

D’altra parte, nello stabilimento di Ospedaletto Lodigiano, dove era presente un piccolo nucleo di iscritti al Si-Cobas (circa 30 lavoratori), il sindacato di base ha fatto partire nel suo stile una vertenza molto dura, con scioperi, picchetti e blocco delle merci.

Purtroppo la lotta è stata portata avanti da una parte molto minoritaria dei lavoratori e questo ha permesso al padrone di poter licenziare tutti i lavoratori in sciopero e persino di mandarne uno all'ospedale, causa scontri davanti ai picchetti.

Questa vertenza è un esempio di quali siano ad oggi le potenzialità e i limiti di direzione nelle lotte.

La Cgil si è dimostrata totalmente incapace di fare qualsiasi cosa oltre all'opposizione nei termini di legge. Come ci si può ancora illudere che siano i tribunali e non il conflitto o i rapporti di forza lo strumento fondamentale per risolvere i problemi di classe dei lavoratori?

Una strategia di questo genere, in una fase acuta di crisi e di scontro come questa, metterà a dura prova la credibilità e il radicamento già molto labile in questi settori della Cgil.

D'altro canto, l’esito finale della lotta, ad oggi una sconfitta, al di là della generosità e del coraggio dei lavoratori coinvolti, dimostra quanto sia importante innalzare gli obiettivi della tattica sindacale, non confinandola alla sola azione dimostrativa o di forza (come fa il SI COBAS).

Rimane imprescindibile la lotta per l'egemonia tra i lavoratori.

La mancanza della consapevolezza di questo compito, ci pare uno dei limiti più importanti del gruppo dirigente del SI COBAS.

Per quanto arretrati, per quanto non ancora così disposti allo scontro col padrone, i lavoratori delle ditte committenti e degli altri sindacati debbono essere coinvolti in una agitazione sindacale, che abbia come obbiettivo l'unità di tutti i lavoratori, al di là della sigla sindacale o della categoria di appartenenza.

Senza porsi il problema della battaglia per l'egemonia e per l'unità di classe durante ogni lotta o picchetto, diventa alto il rischio di commettere errori di settarismo o di corporativismo sindacale, che si scaricano inevitabilmente sulla pelle dei lavoratori e dei quadri sindacali più in gamba e combattivi.

logoRF
Trasporti
scuola e universita rs