IKEA: CONTRO LO SMONTAGGIO DEL CONTRATTO AZIENDALE

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Intervista a Ivan, RSU Filcams-Cgil del punto vendita Ikea di Casalecchio di Reno, Bologna. Oggi 14 agosto, è il quinto giorno consecutivo di sciopero con presidio all'ingresso clienti in difesa del contratto integrativo aziendale.

Innanzitutto, quanti lavoratori siete in questo punto vendita, quanti delegati RSU e di quale sindacato?

Siamo 240 dipendenti rappresentati da 5 delegati tutti della Filcams.

Con quali tipologie di contratti siete assunti?
Praticamente tutti a tempo indeterminato. Il 70% part-time con un orario medio settimanale di 23 ore. Il restante 30% full-time.

Vuoi spiegarci le ragioni di questo sciopero e qual'è il coinvolgimento dei punti vendita Ikea a livello nazionale?
In questo momento sta coinvolgendo tutti i punti vendita in Italia, 6200 colleghi. Il motivo è semplice: Ikea ha disdettato unilateralmente il contratto integrativo il 27 di maggio a far data dal primo settembre. Quindi dal primo settembre andremo a perdere il 20/25% dello stipendio, che, come dicevo prima, calcolato sul 70% di part-time è notevole perché è una perdita di 200 euro sugli 800 che si guadagnano adesso sacrificando domeniche, giorni festivi, e tutte le feste comandate che in genere si passano con la famiglia. Come sindacati abbiamo proposto varie alternative, abbiamo proposto soluzioni, ci siamo seduti responsabilmente al tavolo. Ikea non sente ragione, non vuole recedere da questo tipo di proposte, proposte che in questo momento tendono a defraudarci, come diciamo noi, sia della borsa che della vita. Cioè ci chiedono la disponibilità in termini di tempo lavorato, tutto a discrezione dell'azienda.



A fronte di questo ci si aspetterebbe una contropartita. E invece c'è una diminuzione delle maggiorazioni salariali e un annullamento dei premi. E questo è chiaramente inaccettabile. Motivo per cui se delle persone sono qui - al presidio in sciopero, NdR – da 5 giorni a dire no, è facile capirlo. In generale, quello che ci siamo resi conto di fare è protestare contro l'arroganza e la prepotenza di una multinazionale che ad oggi continua a fatturare milioni di euro più dell'anno passato e più di quello prima. Quindi ci chiediamo se una multinazionale è disposta a mettere le mani nelle tasche dei propri dipendenti in virtù non di una situazione economica negativa, ma semplicemente per voler guadagnare ancora di più, cosa succederà nello scenario italiano prossimamente? Cioè, noi facciamo da apripista, che è un po' quello che ha fatto la Fiat nello scenario industriale di questo paese, e ci seguiranno a ruota competitors come Mondo Convenienza, Ricci Casa, ?, Leroy Merlin.

Un contratto in questo momento giocato al ribasso significa veramente la fine del potere contrattuale che in questo momento abbiamo noi come sindacato nei confronti dell'impresa che se ci chiude le porte in faccia dichiara la fine di tutto.

Altri dati per chiarire la situazione. Quanti sono gli iscritti al sindacato qui a Casalecchio e, cosa più importante, qual'è il livello di adesione allo sciopero e di partecipazione al presidio?
Gli iscritti alla Filcams sono 80, un terzo dei dipendenti. Il fatto che in questo momento anziché stare al mare una cospicua parte di lavoratori sia qui a manifestare, il 95% in sciopero, da proprio l'idea di quanto sia sentito questo tipo di protesta. I colleghi anziché scioperare e andare al mare sono qui a sostenerci, a sostenere la protesta, a sostenere la dignità di un contratto che paghi il lavoro effettivamente svolto. Come avete visto abbiamo messo e ricordato – con uno striscione, NdR - qual è uno dei principi fondanti della nostra Costituzione, l'articolo 36. Cioè lo stipendio commisurato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto.

Se è vero che è una repubblica che si basa sul lavoro, diciamo che il lavoro deve essere al centro delle politiche di questo governo e di questa trattativa in questo momento. Il nostro lavoro non sembra costituire più un valore ma un peso per questa azienda, ed è veramente inaccettabile, soprattutto perché questa azienda se da un negozio in 25 anni è arrivata ad averne 21 con un fatturato di un miliardo e 600 milioni di euro forse più che stracciare il contratto in faccia ai lavoratori bisognerebbe dirgli grazie.

Certo le aziende non sono abituate a dire grazie, anzi, in questo momento Ikea ha deciso di sostituire voi lavoratori in sciopero utilizzando i dirigenti e assumendo lavoratori somministrati. E addirittura c'è stata una intimidazione dichiarando illegale lo sciopero. Puoi approfondire su questo?
Tutto quello che sta accadendo è piuttosto singolare. L'azienda svedese si dimostra quanto più italiana possibile in questo, come dicevamo il modello Marchionne. L'intimidazione di coloro che esercitano democraticamente il diritto allo sciopero, questa è la prima cosa che mi sento di sottolineare. Tutto il resto è un argomento da tribunale. Come Filcams abbiamo già fatto una diffida ufficiale all'azienda per l'utilizzo spregiudicato di lavoratori somministrati per coprire le ore di sciopero. Somministrati che addirittura ci risulta stiano facendo ore di straordinario. Quindi siamo al non plus ultra dell'illegalità. Però, come dicevo, questo è più argomento per l'aula di un tribunale, per cui noi come sindacato naturalmente abbiamo segnalato e siamo intervenuti dove potevamo. Per il resto ognuno resta responsabile per le proprie azioni. Noi esercitiamo democraticamente i nostri diritti. Loro scelgono di calpestarli nei modi che ritengono più opportuni. Poi naturalmente ognuno sarà chiamato a rispondere delle proprie azioni.

Quali sono i rapporti con i clienti Ikea?
Dovendo forzare contro l'azienda bisogna andare a toccarne gli interessi. Qui bisogna considerare anche una clientela formata da lavoratori,pensionati e giovani.

Se e quale tipo di solidarietà avete trovato da parte loro?
La solidarietà si è espressa in varie forme. Abbiamo messo a disposizione dei clienti un diario su cui appuntare pensieri, e siamo a disposizione della clientela per rispondere a domande e curiosità legittime perché naturalmente i clienti che vengono nei negozi sono increduli di fronte a questo tipo di decisione. Alcuni non riescono a capire cosa sta succedendo, e chi lo capisce in maniera libera si sente partecipe – dello sciopero, NdR – e decide di abbandonare il negozio. Alcuni clienti hanno manifestato il proprio dissenso nei confronti di Ikea tagliando la Carta Family, che è il simbolo di appartenenza a questo tipo di azienda. Altri hanno scelto di acquistare legittimamente. E noi, anche se in sciopero, abbiamo dato il nostro supporto a questi clienti.



Esiste un coordinamento nazionale dei lavoratori Ikea e come vi state muovendo?
Qui a Bologna l'unico sindacato è la Filcams.

Rispetto agli altri punti vendita e alle altri sindacati del commercio ci sono problemi oppure il livello generale dello sciopero e la maggiore unità tra i lavoratori sta superando eventuali divergenze tra i sindacati?
La cosa che forse non dovrebbe sorprendere è proprio questa. In un momento in cui tutti vengono toccati da questa azione che abbiamo definito prepotente l'unità oltre che fra i lavoratori sembra emergere piuttosto chiara anche fra le sigle sindacali. Io personalmente ho partecipato ai vari incontri tenutesi fra azienda e sindacati, e la linea unitaria è quella. Ma anche perché è altrettanto chiara la proposta dell'azienda, cioè tagliare i salari di tutti. Quindi credo che un sindacato responsabile di fronte a questo non possa dire di sì. C'è un coordinamento, il prossimo si riunirà il 7 settembre. Noi come negozio di Casalecchio andremo pronti con delle proposte scritte che sembra stiano riscuotendo un certo successo e che condivideremo con i nostri colleghi degli altri punti vendita. Per quanto riguarda il tavolo della trattativa, è facile da dirsi. L'Ikea ha fatto saltare il tavolo il 29 luglio dicendo semplicemente che dal primo settembre non ci sarebbe stato più alcun tipo di contratto integrativo. Per cui nessun'altra parola da spendere su questo. Diciamo che i fatti parlano piuttosto chiaramente.

Puoi anticipare le vostre proposte al coordinamento?
Preferiamo prima condividerle con i nostri colleghi piuttosto che buttare sul tavolo qualcosa che non abbia la più ampia partecipazione. Non siamo Ikea. Non siamo fatti di un gruppo dirigente che decide per tutti. Noi facciamo decidere tutti e ci facciamo semplicemente portavoce di quello che è l'animo della base.

Riguardo al proseguimento della vertenza o a quello che succede in altri punti vendita. Avete valutato, o c'è da altre parti, un livello di lotta maggiore?
Per fare un esempio, davanti a una fabbrica si arriva a fare dei picchetti, qui ora state portando avanti un presidio.

Esiste una discussione sulle forme di lotta tra voi delegati e lavoratori?
La discussione c'è, sia al nostro interno, sia con la base. E' chiaro che in un momento in cui non c'è nemmeno la trattativa non riteniamo opportuno delle azioni di lotta più incisive. Vero è che li dove la lotta si inasprisse siamo pronti anche a quello.

Se e come avete tentato di coinvolgere nella vertenza i lavoratori somministrati assunti da Ikea per sostituirvi?
Assolutamente sì. E' stato dichiarato lo stato di agitazione, lo sciopero anche per loro. Chiaramente ci mettiamo anche nei loro panni, di ragazzi, colleghi, che hanno l'opportunità di lavorare poche settimane in un anno, chiaramente siamo consapevoli del fatto che non si sentano di rinunciare a questa possibilità. Purtroppo in Italia il lavoro è diventato quasi uno status. Chi lavora si ritiene probabilmente fortunato mentre dovrebbe sentirsi contento di avere una retribuzione adeguata. Ormai è diventata quasi una fortuna avere un lavoro. E loro sentendosi fortunati non vogliono rinunciarci.

Per completare il quadro, ci puoi chiarire la situazione del vostro contratto nazionale?
Se vogliamo questo è l'approfondimento più singolare. Dal primo di settembre ci troveremo non soltanto senza un contratto integrativo aziendale, ma da qualche tempo ci troviamo a lavorare sulla base di un contratto collettivo nazionale scaduto nel dicembre 2013, all'epoca firmato da Confcommercio che rappresentava Ikea e disconosciuto dalla successiva Federdistribuzione che attualmente rappresenta Ikea. Quindi le parti che attualmente sono al tavolo della trattativa, una parte lo ha disconosciuto e un'altra, la Filcams, non lo ha mai firmato. Quindi nei fatti è una traccia su cui stiamo basando tutto il nostro rapporto con l'azienda. Ma è veramente una traccia perché se è vero che un contratto è un negozio giuridico, cioè l'accordo fra due parti consenzienti, in questo momento nessuna delle due è consenziente.

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