Il rinnovo del contratto distribuzione verso la firma

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Oggi,venerdì 13 giugno è convocato un direttivo straordinario della FILCAMS CGIL. Sembra che la discussione verta sulla possibilità di arrivare alla firma per il rinnovo del CCNL del commercio scaduto il 31 dicembre 2013.

Purtroppo le notizie che arrivano (si usa il “condizionale” perché i gruppi dirigenti se ne guardano bene dal far circolare le notizie) ci dicono che non ci sarà niente di buono per noi lavoratori, come spieghiamo nel comunicato.

Oltre a ciò che riguarda direttamente i lavoratori, già di per sé importante, la sigla di questo contratto potrebbe avere altri sviluppi politici.

I lavoratori che operano in aziende aderenti a CONFCOMMERCIO sono quasi 3 milioni, ma il peso politico di CONFCOMMERCIO è diminuito di molto, con l’uscita, dal 1° gennaio, della MDO (Moderna Distribuzione Organizzata, le grandi catene alimentari) che ha aderito a FEDERDISTRIBUZIONE.

La firma di questo contratto porterebbe risparmi economici alle aziende aderenti, maggior flessibilità e farebbe da apripista per altri due CCNL aperti e cioè, FEDERDISTRIBUZIONE e il contratto cooperativo (COOP ed affini).

Coop da tempo sostiene di voler terminare la stagione di un proprio  contratto e vorrebbe entrare in CONFCOMMERCIO e se si arrivasse ad una firma del contratto, per COOP sarebbe veramente manna dal cielo. Un contratto molto meno oneroso, per un verso, e gli sgravi previsti dalla legge, in quanto cooperative, per l’altro verso, l’aiuterebbero nella lotta per la leadership contro gli altri colossi della distribuzione organizzata. Nell’operazione potrebbe esserci, è solo una supposizione, il beneplacito del ministro del lavoro che è un ex presidente COOP.

L’ingresso di COOP aumenterebbe di molto il peso politico di CONFCOMMERCIO, in quanto COOP resta una grossa realtà nazionale dell’alimentare.

Certamente, a ruota, FEDERDISTRIBUZIONE (Esselunga, Auchan, Carrefour, Iper) spingerebbe per arrivare ad un accordo sulla stessa falsariga, tenendo presente che sarebbe il primo contratto, visto che fino allo scorso anno la MDO era in CONFCOMMERCIO.

Da parte sindacale due sottolineature:

la trattativa è stata fatta totalmente sottotraccia. Poche informazioni ai delegati ed ai lavoratori e molto frammentate: certamente nessuna voglia di mobilitare i lavoratori del settore.

Per ciò che riguarda la FILCAMS CGIL, la firma di questo CCNL potrebbe essere il regalo che il segretario generale nazionale della categoria, Franco Martini, porterebbe a Susanna Camusso prima di entrare in segreteria nazionale CGIL, almeno questi sono i rumor di casa CGIL.

Si, perché, sempre con CONFCOMMERCIO, sarebbe in dirittura d’arrivo l’accordo sulla rappresentanza così come già firmato a gennaio tra CGIL, CISL, UIL e CONFINDUSTRIA. Nel contempo, col possibile ingresso di COOP in CONFCOMMERCIO, un piccolo regalo a quest’ultima in crisi di rappresentanza politica. Ai lavoratori solo ulteriori sacrifici, taglio di stipendio e maggior flessibilità.

E' stato lanciato da alcuni delegati iscritti alla Filcams-Cgil un appello perché il sindacato non retroceda dalla piattaforma inizialmente approvata dai lavoratori, appello che facciamo nostro e a cui chiediamo di aderire.

APPELLO A TUTTI I DELEGATI DEL COMMERCIO
e p.c. alle segreterie nazionali di Filcams, Fisascat e Uiltucs

(disponibile qui la versione in pdf)

Siamo una rete di delegate e delegati della Filcams CGIL preoccupati per quanto sta accadendo al tavolo di trattativa per il rinnovo del CCNL del commercio. Dopo aver patito la riforma Fornero su pensioni ed ammortizzatori sociali e l’annientamento dell’art.18, con la scusa della crisi economica di un sistema al capolinea storico, in cui le condizioni di vita e di potere d’acquisto dei lavoratori continuano ad essere falcidiate, anche i padroni del commercio oggi in difficoltà pensano di risollevare i fatturati tornando a condizioni salariali e di lavoro di 50 anni fa.

L’elenco delle pretese per recuperare la caduta dei loro profitti non ha limiti di pudore:

- prolungamento dell’orario di lavoro col ritorno alle 40 ore settimanali e cancellazione di 96 ore di ROL annue effettive per la vigenza contrattuale, che significa una riduzione del costo unitario per ora lavorata;

- esigibilità della flessibilità a comando sull’articolazione dell’orario settimanale spalmato 7 giorni su 7, e da estendere indistintamente a full time e part time;

- legare i salari al fatturato delle aziende con l’eliminazione del meccanismo degli scatti di anzianità;

- revisione dei livelli di inquadramento e di classificazione del personale tali da rendere strutturale la possibilità del demansionamento dei lavoratori;

- proposta l’ennesima tipologia di contratto di inserimento, su un settore che naviga nella flessibilità contrattuale, ove si allungano i tempi del passaggio dal V° livello al IV° e si istituzionalizza il sottoinquadramento per i lavoratori disoccupati da ricollocare;

- rinuncia dei ratei di TFR su tredicesima e quattordicesima ed altre perle di questo tipo.

I sottoscrittori di questo appello ritengono che aggiungere alle condizioni dei lavoratori del settore ulteriori misure peggiorative sul CCNL sia irricevibile. Allo stesso modo non è accettabile una gestione solo verticistica di una trattativa così drammatica e decisiva senza uno straccio di mobilitazione. Partecipazione democratica, unitaria, inclusiva e di massa, dei lavoratori e recupero paziente e capillare del conflitto azienda per azienda, è ciò che oggi occorre al sindacato per uscire dalla crisi rovinosa di rappresentanza nella quale è finito. Mentre, viceversa, l’aver puntato all’autosufficienza della segreteria, ha prodotto una segmentazione dei tavoli di trattativa che ha innescato nei fatti la concorrenza fra le controparti a fare il meno uno rispetto alla trattativa madre con Confcommercio.

Noi delegati chiediamo con fermezza al sindacato di non recedere da alcun contenuto della piattaforma votata dai lavoratori, che non può essere semplicemente tolta dal tavolo, ma deve restare l'unico riferimento di discussione sul quale non è consentito alcun punto di caduta, dato che al centro della trattativa ci può essere solo la grave crisi che oggi colpisce i lavoratori, e il suo superamento non può, in alcun modo, passare per le ragioni del profitto dei padroni. Nessuno è quindi legittimato a firmare porcate senza il consenso e il voto certificato delle lavoratrici e dei lavoratori del settore. Anzi. Vanno rimessi in discussione e sottoposti al voto anche i precedenti cedimenti in materia di obbligo al lavoro domenicale e i tre giorni di malattia non pagata sottoscritti da Fisascat e Uiltucs.

E ciò deve valere per questo rinnovo contrattuale, come per ogni altro accordo o contratto futuro.

Democrazia, partecipazione, autorganizzazione dei Delegati sono elementi decisivi per affermare una svolta di fondo nelle scelte della Cgil, i soli oggi in grado di contrastare la degenerazione delle pratiche sindacali che si sta velocemente propagando in tutti i settori e al contempo affrontare la crisi, la disoccupazione di massa, la precarietà e l’emergenza salariale da un punto di vista autonomo dei lavoratori e dei precari.

Per il sostegno di delegati e lavoratori inviare mail di adesione a This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it..

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