Coop Estense: la crisi la devono pagare i padroni

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La posizione dei dirigenti di Coop Estense dopo 5 anni dalla scadenza del contratto integrativo, con due accordi ponte, e due ccnl nel frattempo rinnovati, non si ammorbidisce di una virgola rispetto a quella presentata all'inizio. Non solo non accoglie neanche un punto della piattaforma Filcams votata dai lavoratori nel lontano 2008, ma è un vero attacco alle retribuzioni e alla vita quotidiana dei lavoratori.

 

Brevemente la proposta della cooperativa si può sintetizzare in tre punti:

 

  1. Congelare il premio aziendale per i vecchi assunti, e non erogarlo ai nuovi, si sta parlando della cifra irrisoria di 102,00 al mese per un full time 4°livello.
  2. erogare il salario variabile sulla base di una pagella redatta dai capi reparto o ufficio sulla base di una valutazione meramente soggettiva, come se non bastasse la valutazione dei reparti con più di 5 dipendenti dovrà essere il risultato di una media tra tutti i lavoratori. Per assurdo, anche se tutti i lavoratori avessero una valutazione ottima, non potrebbero comunque percepire la quota di salario variabile che gli spetta
  3. riduzione delle maggiorazioni sul lavoro festivo e domenicale dove una domenica lavorativa di 6 ore e mezzo, frutta ai dipendenti la fantastica cifra di 18 €.

Per Coop Estense il costo del lavoro da fisso deve diventare variabile, completamente legato al raggiungimento di obiettivi di incremento delle vendite del 12,5% in 3 anni. Impossibile evitare un sorriso amaro per questo utopico incremento, in piena recessione e con la politica del governo Monti, tanto amato dai dirigenti Coop, che sta distruggendo i consumi.

Tutte le indennità (di banco, di produzione, delle figure intermedie) saranno legate solo al raggiungimento degli obiettivi di vendita e alla pagella. Qui è interessante far presente l'inserimento del nuovo progetto S.C.S. una sorta dell’ERGO-UAS applicato in Fiat, dove vengono decisi importanti tagli di ore (circa 300.000), a fronte di una maggiore produttività del lavoratore. Stiamo parlando di lavoratori con una flessibilità che non ha eguali nel mondo del commercio. Ogni lavoratore ha una sorta di reperibilità che va dalle 5 del mattino alle 22, i turni vengono stabiliti la settimana prima, e anche chi è part-time non ha modo di organizzare la propria vita, per non parlare del contratto a part-time modulare che prevede delle settimane a zero ore, che non danno luogo a contributi, assegni familiari e ovviamente retribuzione.

Dopo aver proposto questo contratto aziendale a dir poco orribile e ovviamente rifiutato dalle organizzazioni sindacali, Coop Estense dal 1° maggio ha iniziato ad applicare un regolamento interno redatto unilateralmente, che recepisce parte della loro proposta e per il resto si applicherà il CCNL della distribuzione cooperativa, rinnovato da pochi mesi e molto peggiorativo per i lavoratori rispetto a quello precedente.

Non si prospetta vita facile per i dipendenti Coop: oltre a tutto questo, ci sono numerose segnalazioni di atti discriminatori nei confronti di chi non si allinea alle direttive della dirigenza, a partire da demansionamenti, per arrivare a lettere di richiamo con addebito e addirittura licenziamenti e mobilità con motivazioni pretestuose. Per i dipendenti pugliesi, la situazione è ancora più pesante. Oltre ad avere condizioni di lavoro peggiori, hanno anche da anni quote di salario in meno rispetto all’Emilia. In un iper di Bari su 129 dipendenti, Coop ne vuole licenziare 96, a Matera i futuri disoccupati sono 39, tutto perché sono contratti vecchi, non modulari, che non hanno la domenica in orario. La vertenza andrà avanti al Ministero, ma non abbiamo nessuna fiducia nel governo. Quindi, in risposta a questo attacco non rimane che dar voce al malcontento dei lavoratori che si è mostrato nella sua interezza nelle infuocate assemblee sindacali a riguardo, prendendo spunto dal crescente protagonismo dei dipendenti proclamare immediatamente uno sciopero e altre azioni di lotta che faccia valere le loro ragioni, per far cambiar rotta a questa politica di sfruttamento, che non si accosta per nulla a una realtà che, definendosi cooperativa, nella propria carta dei valori parla degli individui che ne fanno parte come la principale risorsa. Una carta dei valori che ormai mantiene solo il carattere formale e non sostanziale per queste aziende, dove abbiamo già potuto notare il grave attacco alle retribuzioni e ai diritti dei lavoratori nell’ultimo CCNL della distribuzione cooperativa, che diverge da quello tanto criticato del commercio privato, solo nella salvaguardia del pagamento dei primi tre giorni di malattia.

Al cooperatore si chiede franchezza, spirito di giustizia e senso di responsabilità, quando sono proprio i dirigenti i primi a violare questi valori.

Solo con la lotta possiamo ottenere l’applicazione della carta dei valori oltre che al contratto integrativo.

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