Innse – Licenziati gli operai che salirono sul carroponte

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Milano, agosto 2009. Dopo 15 mesi di lotta e quattro operai arrampicati su un carro ponte per otto giorni, i lavoratori della Innse riportarono una vittoria importante. Erano riusciti ad evitare la chiusura dello stabilimento, un imprenditore aveva acquistato la fabbrica. Un pugno di operai evitò la chiusura contro tutti: le istituzioni e un padrone che voleva rottamare la fabbrica per lucrare sulla speculazione edilizia.

 

Camozzi, il padrone che rilevò la fabbrica, anche grazie al Comune che gli cedette il terreno su cui sorge a un prezzo simbolico, ora, dopo quasi otto anni e tanti profitti, vuol fare quanto il vecchio padrone non era riuscito a fare, forse forte anche del fatto che in questi anni un numero significativo di operai è andato in pensione, riducendo le maestranze a 27.

Nei mesi scorsi Camozzi ha presentato un piano di ristrutturazione che prevede nei prossimi mesi il ridimensionamento: vuole prepensionare i lavoratori e dismettere la maggioranza dei macchinari. La Fiom ha firmato l’accordo, i lavoratori invece l’hanno bocciato all’unanimità. Nonostante la bocciatura, la Fiom ha comunque confermato la firma. Uno strappo grave coi lavoratori. Al di là dell’opinione che si può avere sull’accordo la volontà dei lavoratori deve essere sempre rispettata.

Forte di questa divisione tra sindacato e lavoratori Camozzi è passato all’offensiva, i mesi successivi sono stati mesi di scontri, cassa integrazione a nastro, lettere di contestazione, una macchina smontata e portata via, fino all’episodio più grave, il licenziamento di tre operai (i delegati sindacali) e un’impiegata, comunicato il 4 marzo. Il motivo ufficiale è che all’azienda non servono più. La realtà è che è una ritorsione per piegare la determinazione dei lavoratori.

Dal 6 marzo quindi è ripresa la lotta, tutti i giorni i lavoratori sono in presidio davanti ai cancelli finché non saranno ritirati i licenziamenti. È stata lanciata anche una campagna di sottoscrizioni per raccogliere i fondi necessari ad affrontare le spese legali per i contenziosi aperti in questi mesi. I lavoratori della Innse giustamente non si accontentano che la Fiom dia tutela legale ai licenziati, pretendono che ci sia un’opposizione del sindacato anche sul campo, per questo facciamo appello a tutti i lavoratori, non solo metalmeccanici, a sostenere la lotta, partecipando al presidio, mandando messaggi di solidarietà, pretendendo dalla Fiom che cambi questa linea suicida, difendendo i licenziati e riconoscendo il voto dei lavoratori.

Otto anni fa, nel picco della crisi economica, che continua a imperversare oggi, quel pugno di operai divenne un simbolo per tanti lavoratori, non solo di resistenza e determinazione, ma anche di speranza. Dimostrarono che opporsi all’arroganza della classe dominante era possibile. Il messaggio che questi operai riuscirono a dare e testardamente ancora danno deve essere fonte di ispirazione per tutti, consapevoli che, come dimostra anche la Innse, nessuna vittoria è duratura se non si lotta anche per abbattere il capitalismo.

Leggi e sottoscrivi anche tu l’appello di solidarietà dei delegati metalmeccanici.

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