Almaviva: riprendiamo la lotta contro i licenziamenti!

Share

Il  5 ottobre, dopo 4 mesi dal sofferto accordo stipulato il 31 Maggio, che scongiurava i licenziamenti a fronte di un peggioramento delle condizioni di lavoro e di salario, come un fulmine a ciel sereno, la direzione aziendale comunica contemporaneamente in tutte le sedi la volontà di riaprire le procedure di licenziamento per 2511 lavoratori (1666 a Roma e 845 a Napoli) con conseguente chiusura delle sedi di Napoli e Roma. Un atto gravissimo le cui motivazioni sono nella forma e nella sostanza di carattere economico: come nelle procedure di marzo il margine è ritenuto in questi siti in caduta libera con la differenza che in questi 4 mesi il sito di Palermo è tornato “magicamente” su un indice considerato dall’azienda sostenibile.

 

Si continua quindi a ragionare singolarmente sede per sede, operando una divisone tra siti e eludendo qualsiasi ragionamento di solidarietà tra lavoratori. Lo stesso atteggiamento l’azienda l’aveva già messo in campo ad aprile, con una proposta di accordo che attraverso il referendum rigettammo e che continuiamo nell’impostazione a rigettare. La stessa sede di Palermo vive inoltre la perdita della commessa Enel, persa a causa delle gare al massimo ribasso: la risposta alla perdita dell’appalto vede Almaviva obbligare i lavoratori a trasferirsi nella sede di Rende dove c’è disponibilità di lavoro, insomma siamo ai trasferimenti coercitivi!

Con la dichiarazione della chiusura delle due sedi la dirigenza aziendale considera saltato l’accordo del 31 maggio, motivando il tutto con la non ottemperanza del punto 5 dell’accordo quadro di 18 mesi che promuoveva le parti sindacali e aziendali a stipular un accordo specifico entro 6 mesi dal 31 maggio sul controllo da remoto e sull’utilizzo aziendale dei dati individuali. Forme di controllo e di competizione tra i lavoratori su cui l’azienda va ripetutamente all’attacco, che necessita di un contrasto a livello di contrattazione nazionale.

 

L’azienda ritiene praticamente che in questi mesi non si siano verificate modifiche nelle regolamentazione del mercato di settore, tesi vera ma che si scontra con lo stesso comportamento aziendale, considerando che Almaviva ha aperto una nuova sede in Romania per abbassare i costi: dove sono finiti tutti i proclami di Almaviva contro le delocalizzazioni? Insomma la vertenza Almaviva non conosce sosta ma la lotta della scorsa primavera non è passata invano, è stata la lotta a costringere allora Tripi e governo Renzi a ritirare i licenziamenti. Ci apprestiamo a giocare una nuova partita decisiva per migliaia di lavoratori e le loro famiglie. Questa volta sulla base anche dell’esperienza della scorsa vertenza i lavoratori dovranno essere protagonisti non solo della mobilitazione ma anche della direzione e le decisioni da prendere. Agli attacchi dei padroni non possiamo rispondere che con la solidarietà tra lavoratori attraverso la lotta generalizzata del settore. Nessun posto di lavoro può essere perso cosi come nessuna perdita di diritti e salario è più sostenibile, il settore va riconsiderato nella sua interezza, considerando anche che il rinnovo del contratto nazionale delle TLC, già scaduto e la cui unitarietà resta fondamentale, è alle porte.

Il  5 ottobre, dopo 4 mesi dal sofferto accordo stipulato il 31 Maggio, che scongiurava i licenziamenti a fronte di un peggioramento delle condizioni di lavoro e di salario, come un fulmine a ciel sereno, la direzione aziendale comunica contemporaneamente in tutte le sedi la volontà di riaprire le procedure di licenziamento per 2511 lavoratori (1666 a Roma e 845 a Napoli) con conseguente chiusura delle sedi di Napoli e Roma. Un atto gravissimo le cui motivazioni sono nella forma e nella sostanza di carattere economico: come nelle procedure di marzo il margine è ritenuto in questi siti in caduta libera con la differenza che in questi 4 mesi il sito di Palermo è tornato “magicamente” su un indice considerato dall’azienda sostenibile.

Si continua quindi a ragionare singolarmente sede per sede, operando una divisone tra siti e eludendo qualsiasi ragionamento di solidarietà tra lavoratori. Lo stesso atteggiamento l’azienda l’aveva già messo in campo ad aprile, con una proposta di accordo che attraverso il referendum rigettammo e che continuiamo nell’impostazione a rigettare. La stessa sede di Palermo vive inoltre la perdita della commessa Enel, persa a causa delle gare al massimo ribasso: la risposta alla perdita dell’appalto vede Almaviva obbligare i lavoratori a trasferirsi nella sede di Rende dove c’è disponibilità di lavoro, insomma siamo ai trasferimenti coercitivi!

Con la dichiarazione della chiusura delle due sedi la dirigenza aziendale considera saltato l’accordo del 31 maggio, motivando il tutto con la non ottemperanza del punto 5 dell’accordo quadro di 18 mesi che promuoveva le parti sindacali e aziendali a stipular un accordo specifico entro 6 mesi dal 31 maggio sul controllo da remoto e sull’utilizzo aziendale dei dati individuali. Forme di controllo e di competizione tra i lavoratori su cui l’azienda va ripetutamente all’attacco, che necessita di un contrasto a livello di contrattazione nazionale.

L’azienda ritiene praticamente che in questi mesi non si siano verificate modifiche nelle regolamentazione del mercato di settore, tesi vera ma che si scontra con lo stesso comportamento aziendale, considerando che Almaviva ha aperto una nuova sede in Romania per abbassare i costi: dove sono finiti tutti i proclami di Almaviva contro le delocalizzazioni? Insomma la vertenza Almaviva non conosce sosta ma la lotta della scorsa primavera non è passata invano, è stata la lotta a costringere allora Tripi e governo Renzi a ritirare i licenziamenti. Ci apprestiamo a giocare una nuova partita decisiva per migliaia di lavoratori e le loro famiglie. Questa volta sulla base anche dell’esperienza della scorsa vertenza i lavoratori dovranno essere protagonisti non solo della mobilitazione ma anche della direzione e le decisioni da prendere. Agli attacchi dei padroni non possiamo rispondere che con la solidarietà tra lavoratori attraverso la lotta generalizzata del settore. Nessun posto di lavoro può essere perso cosi come nessuna perdita di diritti e salario è più sostenibile, il settore va riconsiderato nella sua interezza, considerando anche che il rinnovo del contratto nazionale delle TLC, già scaduto e la cui unitarietà resta fondamentale, è alle porte.

logoRF
Trasporti
scuola e universita rs