Firmato il contratto con Confesercenti: oltre il danno, la beffa!

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Martedì 12 luglio 2016, è stato rinnovato il contratto nazionale delle attività commerciali legate a Confesercenti. Perlopiù negozi di piccola e media dimensione, se si fa eccezione per Conad. Un contratto che interessa circa quattrocentomila lavoratori.

 

Dopo la firma , i rappresentanti di Confesercenti, così come di FILCAMS CGIL, FISASCAT CISL e UILTUCS UIL, si sono detti soddisfatti per l’intesa raggiunta.

Cosa prevede il rinnovo del contratto ?

Il contratto, scaduto il 31 dicembre del 2013, è stato rinnovato fino al 31 dicembre 2017.

In realtà, doveva scadere alla fine di questo anno ma si è deciso, viste le condizione di crisi economica perdurante, di procrastinarlo di un anno.

L’aumento, riferito al 4° livello, è di 85 euro lordi; la stessa cifra concordata lo scorso anno con Confcommercio.

La prima tranche è di 45 euro a partire dal primo luglio 2016.

La cosa che salta all’occhio è che, ancora una volta, si è ceduto sulle regole contrattuali e cioè la durata di 3 anni del contratto nazionale. Non è una questione formale, ma sostanziale. Si tratta di soldi.

A differenza del contratto siglato con Confcommercio, il lunghissimo periodo di vacanza contrattuale verrà risarcito con un’una tantum di € 290, ovviamente lordi.

Quando si prendono dei soldi, è sempre una cosa positiva. Ma quanto positiva?

Questa una tantum non verrà liquidata in un’unica soluzione, ma in quattro: gennaio e novembre 2017, aprile ed agosto 2018.

Così, la prima tranche verrà data dopo altri sei mesi dalla firma del contratto mentre le ultime dal 2018, quindi a contratto già scaduto.

Più che un’una tantum per il pregresso, un anticipo del prossimo rinnovo?


Un altro elemento di soddisfazione tra le parti è dato dall’accordo trovato sul lavoro domenicale e festivo.

Il ragionamento è il seguente: in un mercato dove le aperture sono liberalizzate dal decreto Monti del 2012; dove, a partire dalla grande distribuzione, la concorrenza si fa rimanendo aperti il più possibile (anche h24), la proposta di chiudere 12 giorni l’anno, tra domeniche e festivi, sembra un passo in avanti!

Apparentemente si, ma in realtà i lavoratori non hanno mai l’obbligo di lavorare nei giorni festivi, come dimostra una delle poche sentenze della Cassazione a favore dei lavoratori.

Dodici giorni festivi in un anno poi, ci sembrano oggettivamente pochi e comunque non c’è niente di certo, visto che l’attuazione di questo accordo viene demandato alla contrattazione di secondo livello e sappiamo benissimo come funziona.

Infine, sempre su questo tema, la piccola e media distribuzione, se vogliono trovare degli spazi, non possono competere con le stesse armi della grande distribuzione.

L’altro aspetto fondamentale riguarda la bilateralità, quindi sanità e pensione integrativa, formazione.

Il mercato del lavoro, la flessibilità oraria del personale, la classificazione dello stesso.

Nello specifico, non sappiamo bene cosa voglia dire, perché non sono ancora state esplicitate le singole voci ma, vista la positività su queste norme espressa da Confesercenti e visti gli accordi negativi precedentemente firmati, non pensiamo possa venir fuori niente di buono.

L’ultimo aspetto da valutare è l’impatto che avrà sulla firma degli altri contratti sospesi, come quello con Federdistribuzione e Lega Coop.

Si può supporre che i sindacati faranno pressione sui più grandi dicendo che i piccoli e più deboli hanno firmato ed accettato di dare aumenti ai propri dipendenti, quindi loro non possono sottrarsi.

A questo punto la grande distribuzione chiederà tutte le flessibilità che i sindacati hanno accettato per gli altri comparti e magari anche qualcosa in più, visto che sono la parte forte del commercio.

Si capisce perché Confesercenti è contenta, ma i sindacati perché lo sono?

Siamo contro a questo accordo e invitiamo tutti i lavoratori e i delegati a votare contro: per i peggioramenti che contiene, per il mancato adeguamento dei salari al reale costo della vita e per contrastare la possibilità che faccia da apripista al contratto con Federdistribuzione e Coop.

L’alternativa esiste: unire queste vertenze.

L’unione dei lavoratori fa la forza!

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