Almaviva: i lavoratori bocciano sonoramente l’accordo!

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Il primo ministro Renzi aveva promesso che avrebbe risolto al più presto il grave problema occupazionale di Almaviva, azienda di servizi call center con 9mila dipendenti che a marzo ha anunciato 3mila esuberi.

Detto fatto, all’inizio di maggio Almaviva e governo hanno partorito un’ipotesi d’accordo. Accordo sonoramente bocciato dai lavoratori, a Palermo, dove si concentrano più della metà dei licenziamenti i No sono stati 2.519 contro appena 110 Sì, il 95 per cento. Anche a Roma (900 esuberi) e a Napoli (400 esuberi) il No vince con percentuali bulgare.

Un voto contro un accordo che dice che Almaviva farà finta di non cacciare i lavoratori in esubero per altri sei mesi applicando i contratti di solidarietà. Ovvero condannando la stragrande maggioranza dei lavoratori, che hanno contratti part-time di quattro ore, a morire di fame.

Le mobilitazione che hanno espresso rabbia e determinazione nei mesi scorsi dicono che i lavoratori non sono più disposti a farsi prendere in giro e vogliono vincere questa battaglia.

Le cause degli esuberi sono tutte da addebitare al governo che grazie a una vergognosa legge sugli appalti permette alle aziende di acquisire commesse a costi inferiori al costo del lavoro. Ai padroni che dopo aver spremuto questi lavoratori per anni, ora li sbattono sulla strada.

I sindacati hanno esultato per la bocciatura dell’accordo, ma ora è arrivato il momento di mettere in campo una mobilitazione adeguata all’ultimatum che hanno mandato i lavoratori. È evidente che gli scioperi messi in campo fin ora non sono stati sufficienti. La lotta deve proseguire rivendicando che questi lavoratori che offrono servizi alla cittadinanza devono essere internalizzati nelle società pubbliche per cui lavorano, i piùì importanti committenti sono aziende pubbliche come Poste e Enel.

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