ALMAVIVA NON SI TOCCA E NEANCHE SI PIEGA! La vertenza ALMAVIVA dopo lo sciopero del 13aprile.

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Il mese di aprile si è aperto con l’annuncio da parte di Almaviva dell’apertura di una procedura di licenziamento per tremila lavoratori, scaricando così sulle spalle dei lavoratori la crisi di un settore devastato da delocalizzazioni e appalti al massimo ribasso.

Almaviva, quando il settore dei call center cresceva a dismisura, ha ricevuto finanziamenti a pioggia ed ha assorbito la storica realtà di Atesia. Erano gli anni del secondo governo Prodi e si sbandierava ai quattro venti la fine della precarietà per un call center che ne era diventato il simbolo. Ora crolla tutto come un castello sulla sabbia e si passa dalla precarietà ai licenziamenti!


Il 13aprile si è tenuto lo sciopero nazionale di tutto il gruppo Almaviva, con un presidio a Roma (sotto al Ministero dello Sviluppo Economico), al quale hanno partecipato circa mille lavoratori delle sedi di Roma e Napoli, ed un corteo a Palermo che ha paralizzato il capoluogo siciliano, dopo che già nei giorni precedenti i lavoratori palermitani avevano mostrato grande combattività con cortei e blocchi stradali.

 

 

A Napoli erano già state convocate due giorni di mobilitazione (il 30 e il 31 marzo) con altissime adesioni allo sciopero e, presìdi e sit-in prima dello sciopero del 13, c’erano stati anche a a Roma.

I lavoratori di Almaviva, nelle tre sedi coinvolte dai licenziamenti (Palermo, Napoli e Roma) si sono gettati nella lotta con sincero spirito battagliero: c’è una forte presenza giovanile, la esemplare determinazione di un settore di un largo settore di lavoratrici (particolarmente presenti nei call center) e il patrimonio di mobilitazioni, ereditato dalle lotte in Atesia, presente a Roma.

Il sindacato più presente nelle mobilitazioni è la SLC-CGIL ed una presenza è stata garantita anche dalla FIOM (Almaviva ha anche un settore informatico con contratto metalmeccanico). Al presidio di mercoledì sotto al Ministero erano presenti anche i Cobas, oltre ad una sparuta rappresentanza dell’UGL.

I dirigenti sindacali stanno però affrontando la lotta con uno spirito che non è all'altezza di quanto stanno esprimendo i lavoratori. 

Il 13aprile era una giornata in cui bisognava provare a mettere in campo tutta la forza che si aveva a disposizione, per indirizzare la trattativa sui binari più favorevoli ai lavoratori. Questo non è successo.

A Napoli sono stati organizzati solo due pullman (su 800 dipendenti), non permettendo al maggior numero possibile di lavoratori a Roma. Il risultato è stato che il presidio organizzato in città ha visto una partecipazione molto ridotta rispetto agli appuntamenti precedenti, probabilmente perchè ritenuto poco utile.

L’incontro al Ministero (che è stato aggiornato al 20aprile) ha partorito solo promesse, riguardo alla regolamentazione del settore e agli ammortizzatori sociali, ma non ci si può accontentare delle belle parole.

I licenziamenti vengono presentati come ineluttabili ma non è così.

Almaviva non è soltanto un call center: è una realtà di primo livello nel settore informatico, dove Tripi (il padrone di Almaviva) macina profitti su profitti. Molti dei lavoratori che si vuole licenziare potrebbero essere formati (visto che si parla sempre di formazione) e impiegati in questo settore. Anche guardando solo al call center, ci sono sedi dove si licenzia ed altre dove c’è così tanto lavoro che si ricorre agli straordinari. Questo lavoro può essere distribuito.

Ci sono una serie misure che potrebbero evitare i licenziamenti e che però andrebbero a mettere in discussione i profitti di Tripi. Noi pensiamo che questo sia sacrosanto! I dirigenti sindacali?

 

Nei prossimi giorni probabilmente si delineerà più chiaramente cosa l'azienda vuole, occorre lottare fino in fondo e utilizzare tutte le forze che si hanno per non cedere di un millimetro. Per questo serve il protagonismo dei lavoratori, affinchè vengano discussi e votati tutti i passaggi in merito al proseguimento della lotta e a quali rivendicazioni avanzare, eleggendo delegati di trattativa, un coordinamento nazionale di tutte le realtà, costruendo un collegamento con quelle sedi che per ora non sono interessate dai licenziamenti ed anche con altre realtà dei call center che sono in mobilitazione (i lavoratori di Gepin innanzitutto).

Ritiro immediato dei licenziamenti!
Basta sacrifici per i lavoratori!
NO all'outsourcing e alle gare al massimo ribasso!

Il volantino di Rivoluzione e Radio Fabbrica che abbiamo distribuito a Roma durante lo sciopero di ieri.

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