Castelfrigo: mai più schiavi!

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Tra gennaio e febbraio, i 130 operai delle “cooperative” con appalti presso la Castelfrigo di Castelnuovo Rangone sono stati protagonisti di una lotta molto dura, vinta nell’ultima fase dopo tre giorni di sciopero a oltranza. Per la prima volta, lavoratori di nazionalità diverse si sono parlati tra loro ed hanno organizzato assieme uno sciopero di oltre 10 giorni con picchetto. La vertenza, organizzata e sostenuta dalla Cgil, ha assunto un significato ancora maggiore se si pensa che nei primi 3 giorni di sciopero anche i lavoratori diretti sono stati davanti ai cancelli e durante l’ultima giornata anche i facchini delle aziende limitrofe, iscritti al Si-Cobas, hanno scioperato in solidarietà. Per noi la vertenza della Castelfrigo apre la possibilità di un’offensiva più generale dei lavoratori in una delle zone economicamente più importanti per il settore alimentare, nel quale i padroni hanno fatto profi tti a palate. Ora si deve trasmettere il messaggio che si inizia a combattere seriamente l’iper-sfruttamento.

Prima dello sciopero, le condizioni di lavoro erano drammatiche e purtroppo in linea col resto del settore: oltre 13 ore di lavoro al giorno, sottoinquadramento, straordinari calcolati come trasferte, quindi esentasse e fuori dalla paga base, minaccia della non continuità lavorativa col meccanismo del cambio d’appalto. I lavoratori si sono ribellati a tutto questo e hanno ottenuto miglioramenti importanti: passaggio immediato al contratto delle cooperative del trasporto merci e transizione in 17 mesi al contratto degli alimentaristi (con recupero salariale mensile di 250 euro circa), abolizione della voce “Trasferte Italia” per pagare truffaldinamente con minor spesa contributiva gran parte dell’orario di lavoro e degli straordinari, “clausola sociale” in caso di cambiamento dell’appalto. La lotta alla Castelfrigo smentisce nei fatti i tanti (troppi) dirigenti della Cgil che in questi decenni, volendo scaricare sui lavoratori le colpe della propria arrendevolezza, si sono lamentati perché “non c’è il clima”. Alla Castelfrigo, comunque, non è stato un fulmine a ciel sereno a far si che la Cgil si impegnasse in una lotta fi no in fondo, ma la determinazione dei lavoratori.


Questa situazione si è aperta anche grazie alle lotte del Si-Cobas nelle cooperative con appalti presso alcune grandi aziende dell’alimentare, Global Carni e Alcar Uno, ma anche grazie alle vittorie conquistate dalla Fiom tra i facchini alla Motovario ed alla Carpigiana, lì in blocco col Si-Cobas che era maggioritario. L’orientamento ed i metodi di lotta abbracciati dalla Cgil alla Castelfrigo, che dovrebbero diventare il cardine di una strategia, non cancellano tuttavia il giudizio negativo sui comportamenti gravissimi assunti dalla Cgil stessa contro i facchini della Bormioli di Fidenza organizzati dal Si-Cobas. Ora, l’unità nella lotta tra Cgil e Si-Cobas è un obiettivo da perseguire: nessuna logica burocratica, neanche di micro-apparato, deve intralciare i lavoratori nell’esprimere il loro massimo potenziale di lotta nel settore alimentare. Ancora oggi, dopo la vertenza Castelfrigo, se il Si-Cobas proclama sciopero non si fa né vedere né sentire. Questo non è ammissibile. La necessaria unità non è aiutata nemmeno dalla presa di posizione settaria e autoreferenziale del Si-Cobas sull’accordo Castelfrigo come “bufala”; in questa nuova situazione di ripresa della lotta di classe, i lavoratori avranno modo di testare rapidamente e con nettezza le differenti linee sindacali ed un’indisponibilità di principio al fronte unico con la Cgil avrebbe conseguenze deleterie sulla parabola del Si-Cobas, confinandolo ai margini del processo in corso. Il compito di un sindacato di classe deve essere quello di unificare i lavoratori e non di scrutarne la sigla d’appartenenza. Primo dovere della Cgil quando i facchini delle cooperative scendono in lotta dovrebbe essere spiegare ai “garantiti” delle committenti, dove la forza della Cgil è determinante, che tanto garantiti non sono e porre fine alla guerra tra poveri è anche loro interesse.

Non è sempre un compito facile ma non c’è alternativa.

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