Referendum domeniche Esselunga: l’accordo passa ma non convince, rimettiamolo in discussione!

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Il 26 e 27 febbraio 2016 si è svolto il referendum su l’ipotesi di accordo sul lavoro domenicale in Esselunga siglato tra l’azienda, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil. Il risultato ufficiale dell’esito referendario, è di 60,30 % a favore, 38,55 % di contrari ed il restante 1,15 % tra bianche e nulle.

Come sempre in questi casi si possono dare diverse letture del risultato. La prima cosa che si evince è che la maggioranza dei lavoratori ha dato parere favorevole all’accordo e che quindi dal primo di maggio (si noti la coincidenza della data di avvio dell’accordo), partirà in via sperimentale per un anno l’organizzazione del lavoro domenicale.

Un ragionamento più politico sull’esito del referendum.

In primo luogo sulla gestione dello stesso, perché in alcune realtà il voto è stato gestito direttamente dai direttori del negozio, vedi Novara e Pavia. Fatto gravissimo considerato che il referendum è di natura sindacale.

Il 60 % di si potrebbero apparire tanti, ma in realtà non è così. Le tre organizzazioni sindacali si sono spese tanto per il Sì (ovviamente), ma anche l’azienda non si è tirata indietro. Molte le pressioni di direttori e responsabili del personale nei confronti dei lavoratori. L’opposizione a questa intesa è arrivata dai delegati dei negozi (tutti Filcams Cgil, niente CCisl e Uil). 

Una opposizione nata in modo spontaneo e “personale”, poi, piano piano si è fatta collettiva e strutturata.

Attraverso i social network questo gruppo di delegati si è organizzato, ma soprattutto con il lavoro sul campo ha fatto la propria campagna. Si è discusso molto con i propri colleghi; si sono usate le bacheche sindacali nei negozi; le assemblee; i social; i volantinaggi. Questo lavoro ha portato al risultato di cui sopra.

La nostra determinazione e le motivazioni che abbiamo messo in campo sono state certamente convincenti perché molti lavoratori votassero NO. Di più; se ci fosse stata una discussione più libera e se i rappresentanti del no avessero avuto la possibilità di proporre le proprie ragioni in tutti i negozi, siamo più che certi che il no avrebbe vinto alla grande! Questo è il terzo passaggio importante all’interno della distribuzione moderna organizzata. Il referendum sul nuovo CIA di IKEA dello scorso anno; la disdetta di parte importante del CIA di Auchan e le mobilità “volontarie” di 1400 lavoratori (tra l’altro in questi giorni apprendiamo che Auchan Torino dichiara nuovi licenziamenti!!!) ed ora questo accordo sul lavoro domenicale di Esselunga.

Tre accordi a perdere per i lavoratori che le organizzazioni sindacali di categoria hanno firmato.

Due di questi accordi, Ikea ed Esselunga, sottoscritti dai lavoratori con il referendum e quindi con un passaggio democratico (anche se poi nella realtà la democrazia non è stata praticata realmente).

Di lavoro da fare ce n’è tanto, ma pensiamo che la cosa prioritaria sulla quale investire le nostre forze sia ora dimostrare che l'accordo sul lavoro domenicale peggiora le condizioni di tutti. Come delegati che abbiamo criticato l'accordo dovremo incalzare l’azienda nell’attuazione della programmazione domenicale, perché questo è l’unico modo per dimostrare ai colleghi che è ben altro quello che ci serve.

L'accordo è sperimentale?

Lavoreremo per dimostrare che aumentano le domeniche lavorative, diminuiscono i soldi in busta paga. L'azienda ci guadagna e ai lavoratori più fortunati una pacca sulla spalla. Il 30 aprile 2017, quando scadrà l'accordo sperimentale dovrà aprirsi una vera discussione per il miglioramento delle condizioni dei lavoratori.

In pratica significa arrivare alla fine della sperimentazione con una vera proposta alternativa ed un fronte di delegati ancora più ampio di quello di oggi.

Una proposta ambiziosa? Lo potrebbe sembrare, ma in realtà è molto più concreta ed attuabile di quanto possa apparire.

Il volantino distribuito dai delegati FILCAMS CGIL di Radio Fabbrica.

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