14 Novembre - Si allo sciopero generale, no a nuovi patti a perdere!

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Domani, 14 novembre, ci sarà il tanto sospirato sciopero della Cgil. Lo sciopero è stato convocato in occasione della mobilitazione europea che vedrà lo stesso giorno scendere in piazza i sindacati spagnoli, greci e portoghesi. I paesi dove, insieme all'Italia, più duro è l'attacco ai diritti e al tenore di vita dei lavoratori.
Ovviamente siamo tutti impegnati nella sua riuscita, non solo perché rappresenta la prima vera occasione per i lavoratori per esprimere

la propria rabbia per le misure draconiane a cui sono sottoposti, ma anche perché può essere il punto di partenza per innescare una mobilitazione più avanzata come da tempo se ne sente la necessità.

Quattro ore sono poche e se ne rendono conto in tanti, va da se che quindi non si può che guardare con favore il fatto che alcune categorie, come il commercio, le telecomunicazioni, la scuola e l'impiego pubblico, oltre a tante camere del lavoro, l'hanno esteso a 8 ore.

La Fiom oltre ad annunciare una manifestazione davanti ai cancelli della Fiat di Pomigliano per il 14 novembre ha indetto per il 5-6 dicembre altre 8 ore di sciopero.

In gioco oltre all'attacco generalizzato alle condizioni di vita e lavoro degli operai c'è anche l'ennesimo contratto nazionale separato che Federmeccanica, Cisl e Uil si appresterebbero a firmare sulla pelle dei metalmeccanici.

Sciopero, dobbiamo dirlo, abbastanza improvvisato da parte della Cgil che,dopo averlo rinviato per mesi e mesi, di fatto ingoiando la controriforma delle pensioni, la cancellazione dell'articolo 18 e molto altro, ora senza un minimo di preparazione, ha improvvisamente deciso di convocarlo.

Se da un lato finalmente lo sciopero è in campo, tra l'altro anche una parte del sindacalismo di base (che lo sciopero per quella data lo avevano convocato prima della Cgil) e gli studenti saranno in piazza, dall'altro è evidente che oltre la convocazione lo sciopero per farlo riuscire si deve anche prepararlo e promuovere.

Ma per che cosa si sciopera?

Il programma con cui la Cgil convoca lo sciopero è tanto ampio quanto generico.

La Cgil é contro lo smantellamento dello stato sociale, contro l'aumento della precarietà, contro la privatizzazione dei servizi pubblici, e contro l'attacco alla contrattazione collettiva.

Ed è a favore di una governance economica al servizio della crescita, è per una politica ridistributiva che tassi le ricchezze, per una ambiziosa politica industriale, la condivisione del debito attraverso gli Eurobond e il rispetto della contrattazione collettiva.

Al di là delle evidenti contraddizioni che questa piattaforma ha, chi dovrebbe portarle avanti queste riforme, Monti, Bersani? Ma soprattutto, se siamo contro il precariato, il dumping sociale e le privatizzazioni, come crediamo che questo o qualunque altro governo sarà disposto a sottostare alle nostre richieste?

La cosa che comunque colpisce in questa piattaforma è il ribadire la volontà di difendere il contratto nazionale. Quanti sanno che la Camusso mentre prepara lo sciopero è anche impegnata a un tavolo con Governo Monti, Cisl, Uil e Confindustria per arrivare a un fantomatico accordo sulla produttività?

I padroni e il governo vogliono tagliare automatismi contrattuali come gli scatti di anzianità, avere aumenti contrattuali nazionali derogabili negli accordi locali, inserire nuove clausole che limitino il diritto di sciopero, avere la possibilità di peggiorare a loro discrezione la mansione dei lavoratori e avere mano libera su nuovi e pressanti aumenti degli orari di lavoro. Queste sono decisamente questioni concrete e soprattutto uccidono definitivamente il contratto nazionale, prova ne sono i contratti appena firmati anche dalla Cgil nei chimici e alimentari. La Camusso da qui dovrebbe partire, spiegarci come ottenere quello che scrive sulle piattaforme ma che poi viene dimenticato ai tavoli di trattativa.

Non si può dire che vogliamo un cambiamento nelle politiche sociali e del lavoro del paese e poi stare seduti a un tavolo che comunque vada porterà solo ulteriori peggioramenti ai lavoratori.

É vero che negli ultimi giorni la segretaria della Cgil si è messa di traverso, minacciando di ritirarsi dalla trattativa se nei metalmeccanici si arriverà al contratto separato contro la Fiom, ma è anche vero che se la Fiom verrà riammessa a quel tavolo con il padronato di Federmeccanica, quello che le verrà offerto è una proposta di contratto irricevibile, o almeno lo sarà per i lavoratori visti gli evidenti peggioramenti che conterrà. E comunque ammettendo anche che alla fine Federmeccanica convinca i sindacati complici (Cisl e Uil) a congelare il contratto separato nei metalmeccanici, su quali basi il patto per la produttività dovrebbe offrire qualche cosa di utile per i lavoratori? Di questo la Camusso se ne guarda bene dal dirlo, probabilmente lo dirà dopo lo sciopero, il 15 novembre al direttivo nazionale della Cgil, ma non crediamo avrà grandi argomenti per convincere i lavoratori.

Da tempo ormai non c'è più nulla da scambiare tra padroni e lavoratori, i lavoratori da decenni danno senza nulla in cambio.

Il 14 novembre è una giornata importante, migliaia di lavoratori scenderanno in piazza, ma non per difendere gli Eurobond ma perché anche quest'anno si supererà il miliardo di ore di cassaintegrazione (più di mezzo milione di lavoratori coinvolti), perché tante fabbriche dall'Ilva all'Alcoa, a Fincantieri, alla Fiat, (solo per citare le più grosse) sono a rischio ridimensionamento o chiusura. Perché il tasso di disoccupazione supera il 12% e tra i giovani è oltre il 35%. Perché l'aumento dell'Iva come tante altre tasse colpisce solo i lavoratori (oltre il 90% delle entrate della tassazione del paese arriva dai lavoratori dipendenti), perché ogni giorno muoiono sul lavoro tre operai, perché con la Spending Review questo governo e il prossimo (che sia Casini, Bersani, Monti o Grillo il primo ministro) si appresterà a tagliare 7mila posti letto negli ospedali e licenziare oltre 300mila lavoratori nel pubblico impiego (infermieri e insegnanti compresi).

Allora la parola spetta a noi, ai lavoratori, il 14 novembre deve essere una giornata di inizio di mobilitazione, che sappia essere punto di riferimento per i lavoratori esodati, cacciati dalle aziende senza la possibilità di avere neanche una misera pensione promessa e poi negata. Per gli studenti che frequentano scuole fatiscenti, studiano programmi obsoleti con insegnanti precari mentre i soldi pubblici vengono messi a disposizione delle scuole private. Scendiamo in piazza per i precari, gli immigrati, ricattati e sfruttati.

Mettiamo in discussione una direzione inadeguata e sempre pronta con il cappello in mano a mendicare pietà a un padronato senza scrupoli che sulla via aperta da Marchionne fa pagare ai lavoratori il prezzo di una crisi da loro stessi creata.

Dobbiamo avere al primo punto delle nostre rivendicazioni la cacciata del governo Monti, il primo e ineludibile passo per segnare una svolta.

Che il 14 novembre e poi il 5-6 dicembre, siano le giornate in cui il movimento operaio italiano inizia ad entrare nella scia delle magnifiche mobilitazioni dei lavoratori spagnoli, greci e portoghesi con cui scioperiamo domani.

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